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Lourdes


Mensile dell'OFTAL

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Lourdes, la liturgia dei corpi
foto news

"Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" Romani cap. 12
Quella che si celebra nelle piscine di Lourdes è in effetti proprio questo, una liturgia del corpo.

Quando arrivano per prima cosa i pellegrini si spogliano. La maggior parte di noi vive con disagio il proprio corpo, per molti è addirittura fonte di vergogna. Il mettersi a nudo - davanti a Dio e anche agli altri uomini - è come dire: "Vedete, in fin dei conti sono fatto così, sono solo questo, e non piace molto neanche a me"

I corpi che arrivano alle piscine sono quasi sempre sudati, a volte sporchi, spesso vecchi, piagati, ammalati. È così che ci vede Dio: deboli, feriti, peccatori. Spogliarsi è già di per sé un gesto penitenziale.
Poi c'è un momento di preghiera.
Alcuni scelgono di viverlo nel silenzio e nell'intimità del loro cuore, si capisce che sono abituati all'interiorità e al raccoglimento. La maggior parte preferisce formulare una preghiera vocale, quasi sempre un'Ave Maria in tutte le lingue del mondo, spesso facendosi accompagnare nella preghiera dai volontari.
Qualcuno dichiara tranquillamente che non sa pregare, a quel punto sono i volontari stessi ad offrirsi di pregare per lui e al posto suo: in questo modo esercitano quel ministero sacerdotale che hanno ricevuto col battesimo, il potere di intercedere tra il Padre e gli uomini.

Ma puoi incontrare anche musulmani, buddisti, induisti, non credenti... Ti spiazzano, ti domandi che cosa ci fanno lì, hai la sensazione che siano fuori posto; ma dopo un istante ti ricordi che tu sei solo un ‘servo inutile’, è la Madre celeste che li ha convocati, non sta a te conoscere il come o il perché.
Quando si sentono pronti scendono nella vasca, fanno pochi passi, poi si immergono all'indietro, lasciandosi adagiare nell'acqua dai volontari.
Devono fidarsi, abbandonarsi alle braccia di sconosciuti che non hanno mai incontrato prima.
Per alcuni, specie se malati gravi, è normale non avere il controllo sulla propria vita e sentire la necessità dell'aiuto altrui, ma per la maggior parte invece è un passo in più, un ulteriore distacco dalle proprie false sicurezze, un prendere coscienza che siamo nelle mani di altri, e soprattutto di un Altro.
Cadono all'indietro, sprofondano nell'acqua gelata, alcuni hanno paura di annegare: di per sé, un'esperienza scioccante!
Eppure quando li rialzi sono tutti commossi, molti riprendono a pregare, qualcuno scoppia a piangere; chi ringrazia, chi domanda perdono, chi chiede di ripetere l'immersione, due, tre volte; alcuni parrebbero voler restare lì, non andar più via, fermare il tempo.

Prima di tornare nell'anticamera della piscina per rivestirsi quasi tutti si voltano a salutare, sorridenti; molti ringraziano, qualcuno ti abbraccia - ancora tutto bagnato! - stringendoti forte come se fossi un caro amico o un fratello; poi escono per sempre dalla tua vita; tu invece resti lì, a guardare la statuina della Madonna in cima alla vasca – o forse è lei che guarda te? -, a domandarti che cosa sarà successo nel cuore di quell'uomo, quale sofferenza sarà stata guarita questa volta da Maria.

Ma già sta entrando un altro pellegrino, proveniente chissà da dove, con le sue tribolazioni, la sua storia, il suo corpo da offrire. "Bienvenido! … Comment tu t'appèlle? … This way, please..." la Madre celeste oggi aspettava anche te.

Pietro Castagneri